“Strane forme di complicità” è il nuovo disco d’inediti di Giuseppe D’Alonzo

Non mancano richiami alla psichedelia Anni 70, come pare ovvio dopo l’ascolto della sua recente discografia. Non mancano le belle melodie italiane ma soprattutto non manca mai quella dolcezza di stili acustici, di chitarre sospese e di suoni quasi nebulosi che ci riportano indietro nel tempo della bella canzone d’autore underground. Giuseppe D’Alonzo che da recente ha messo da parte la sua vena rock dedicandosi a produzioni personali in italiano. “Strane forme di complicità” è il secondo disco in questa direzione, ricco anche di una featuring finale affidata a Melanie Crew e di un bellissimo video firmato dal disegnatore italiano Michele Bernardi.

Nuovo disco che conferma la tua linea italiana. Come mai?

Qualche anno fa ho esordito con un singolo in italiano “L’uomo di Ieri” pubblicato con la mia band storica i Crabby’s, da quel momento è scattato qualcosa in me, mi sono avvicinato sempre di più alla scrittura di canzoni in italiano, pur non abbandonando il rock di stampo inglese che continuo a pubblicare con i Crabby’s. Sto vivendo un periodo molto creativo e scrivere in italiano è stato per me come ricevere un bellissimo regalo che sto scartando pian piano.

Un disco che arriva dopo poco dall’uscita del tuo debutto in italiano, “Tornerà”. Come mai questi tempi stretti in un periodo poi che vede la discografia del disco in piena crisi?

In realtà, come dicevo, è un periodo, per me, molto creativo, mentre finivo “Tornerà” avevo già in mente l’idea del nuovo album e, considerato il Covid 19, che ha rallentato se non quasi bloccato i live, ho preferito concentrarmi su questo aspetto e buttar giù tutto quello che avevo in testa.

Dischi fisici o digitali? O addirittura in vinile? Come hai deciso di stampare?

Per adesso “Tornerà” è in digitale, “Strane Forme di Copmplicità” sarà anche in Vinile.

E in generale, in società, chi vincerà la sfida secondo te?

Oramai il digitale sembra essere il modo di stampare più diffuso per ovvi motivi. Però il Vinile continua ad avere il suo fascino e riscuotere consensi, almeno tra gli appassionati come me.

Il suono del vinile, magari abbinato ad un amplificatore valvolare è un suono caldo, profondo, io faccio sempre il paragone tra le foto digitali e le foto scattate con un rullino e sviluppate come una volta…

Italiano si ma per l’ultimo brano hai lasciato la scena all’inglese e alla bellissima voce di Melanie Crew. Scelta insolita, posso dirtelo? Capita assai di rado che un cantautore si faccia totalmente da parte in un disco. Come mai questa scelta?

Prima ancora che un cantante sono un autore. Amo scrivere canzoni e non di rado ho scritto e prodotto brani per voci femminili. In alcuni ho partecipato anche con la mia voce in altri solo con le chitarre. Sono felice di aver espresso questa parte di me anche in un album, il risultato mi ha soddisfatto molto. È arrivato questo brano ispirato da una persona speciale che ho avuto il piacere di conoscere ed apprezzare artisticamente, e ho voluto dargli il massimo risalto includendolo nel mio progetto. Ci sono voci, come quella di Melanie, che mi ispirano molto e il risultato è su misura per quella voce li. È una parte del mio lavoro che mi diverte e a volte mi stupisce. In arte, come nella vita, bisogna essere altruisti e bisogna contaminarsi, io la penso così…

Un video spettacolare diretto da Michele Bernardi. Come ci sei arrivato?

Per strane forme di complicità avevo in mente un’idea di animazione e volevo il meglio.

Sono rimasto colpito dal cortometraggio “Mercurio” e da lì, tramite un amico in comune, sono entrato in contatto con Michele.

Michele è un artista autentico, bisogna catturarlo con un’idea che lo stimoli e forse io ce l’avevo. Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti, abbiamo realizzato questa iconica faccia di hashtag, simbolo dell’omologazione, almeno per me.

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