Stefano Barotti: il primo singolo dal nuovo album è “Quando racconterò”

E’ in radio il singolo di Stefano Barotti “Quando racconterò”, primo estratto dall’album “Il grande temporale”. L’album, distribuito da “La Stanza Nascosta Records” di Salvatore Papotto, è disponibile anche in formato fisico, sia nella versione CD che in vinile. Registrato tra l’Italia e gli Stati Uniti, “Il grande temporale” è estremamente ricco dal punto di vista della produzione e delle sonorità e annovera un cast musicale d’eccezione.

Tra gli ospiti speciali (dagli Stati Uniti e non solo)- racconta il cantautore- Joe e Marc Pisapia, Jono Manson, Mark Clark, James Haggerty e John Egenes.
Il brano “Quando racconterò” è accompagnato dal videoclip ufficiale, per la regia di Roberto Sturlese. “Quando racconterò”- spiega il cantautore toscano- è una canzone nata a Berlino, durante un viaggio senza data di ritorno. La partenza, il viaggio, una nuova pagina bianca dove scrivere giorni
nuovi. Sentirsi cambiati spolverandosi gli occhi con nuove realtà visive. E poi la sensazione delle ali, del non tornare. Prendere le distanze dalle proprie impronte guardandole dall’alto, sentendosi quasi un alieno nella propria astronave. Mettere insieme i propri errori e farne un materasso per le notti a venire. L’idea che qualcuno ci stia aspettando, ma non è chiaro se quel qualcuno lo ritroveremo nel passato o nel futuro.
“Quando racconterò” fluttua malinconica lungo un orizzonte crepuscolare, disegnato con sapienza dal sax soprano e dal clarinetto basso di Vittorio Alinari; le accordature aperte delle chitarre resofonica e acustica trasudano afflati di drakiano spleen.


“Ho scritto la sceneggiatura di ‘Quando racconterò’– spiega il regista Roberto Sturlese- con l’intenzione di scivolare nella poetica del brano evitando un’interpretazione analitica del testo”.

La storia di questa esistenza è scritta con le rughe sulle mani, tra presente e passato; mani creative e veloci in principio e poi lente e stanche. E’ una storia vista con gli occhi vergini della fantasia e con quelli disillusi della vita quotidiana che non si incontrano mai. Le linee temporali si alternano
nel presente come la memoria del passato e la speranza nel futuro. Ho scelto una location intima per le parti di Stefano e un taglio registico con brevi steadicam shot e carrellate leggere per dare, seppur in uno spazio ridotto, un movimento costante che, abbinato ad una fotografia vellutata, si prefigge di accompagnare l’ascoltatore- attraverso un racconto garbato- all’interno di un brano straordinariamente profondo.

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