29 anni senza Freddie Mercury: indimenticato, inarrivabile voce dei Queen

Quando dalle casse mastodontiche piazzate sul palco all’Hyde Park di Londra, l’1 luglio del 2017, sono uscite le note di Bohemian Rhapsody, alle decine di migliaia di fan dei Green Day è venuto spontaneo cantare, ballare e battere le mani sulle note del successo dei Queen. Troppo forte il richiamo della voce di Freddie Mercury, tanto l’amore per questo cantante da parte del suo vecchio pubblico ma pure di quello nuovo, quello che ancora oggi ama le sue canzoni, canta e ricanta i suoi successi con i Queen. Segno che questo artista, scomparso proprio oggi, 29 anni fa, ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica. Era il 24 novembre 1991: a portarselo via, una grave broncopolmonite.

Quando il 23 novembre del 1991 diede l’annuncio di aver contratto l’Aids, sui milioni di fan dei Queen e di Freddie scese il gelo. Era arrivata la conferma ai timori che in molti avevano ormai da tempo: il loro idolo era malato, il sogno stava per diventare un incubo. E’ il 1970, quando insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor, fondò i Queen, ai quali un anno più tardi si aggiunse il bassista John Deacon. La sua voce, i suoi testi, hanno contribuito al successo della band in maniera determinante: Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don’t Stop Me Now, It’s a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Bicycle Race, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions sono solo alcuni dei successi incisi negli anni.

Nato Farrokh Bulsara a Zanzibar, il 5 settembre 1946, oltre all’attività con i Queen, negli Anni 80 intraprese la carriera solista con la pubblicazione di due album, “Mr. Bad Guy” (1985) e “Barcelona” (1988), quest’ultimo frutto della collaborazione con il soprano spagnolo Montserrat Caballé.

Incredibile talento vocale, straordinaria personalità sul palco, è considerato uno dei più influenti artisti nella storia del rock, decisamente uno dei migliori frontman di sempre, ha mostrato anche grandi qualità nel disegno, fu lui a creare il logo definitivo dei Queen, e nello sport. Abile velocista e pugile e raggiunse buoni risultati anche in altre discipline come l’hockey su prato e il tennis da tavolo. Ma erano ‘solo’ passioni: la musica sarebbe stato qualcosa di più. E alla musica avrebbe dato molto, ma molto di più.

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