‘Rubber Soul’, 55 anni per il sesto album dei Beatles

55 anni per il sesto album dei Beatles. E’ il 3 dicembre quando esce “Rubber Soul”, il primo a non riportare il nome del gruppo sulla copertina.

Uno degli album più curati sul piano tecnico e uno dei più innovativi dal punto di vista musicale, rappresenta indiscutibilmente un salto di qualità nella produzione beatlesiana per la maggiore ricchezza e pienezza del suono. Per “Rubber Soul” furono utilizzate tecniche di registrazione innovative, poi evolutesi nelle moderne forme di missaggio elettronico e digitale.

L’album fu registrato nell’autunno del 1965 in sole quattro settimane, al termine di un tour negli Stati Uniti apertosi il 15 agosto di quell’anno con la storica esibizione allo Shea Stadium di New York. A soli quattro mesi dall’uscita di “Help!” fu pubblicato nel Regno Unito, in tempo per le festività natalizie, il 3 dicembre, contemporaneamente al singolo “We Can Work It Out / Day Tripper“, facendo ottenere così al gruppo, per il terzo anno consecutivo, il primo posto nella classifica delle vendite natalizie di dischi sia a 33 che a 45 giri.

La foto di copertina è tratta da uno scatto effettuato nel giardino di Kenwood da Robert Freeman, il fotografo che aveva già lavorato per le illustrazioni di quasi tutti gli album precedenti del gruppo. L’idea dell’immagine distorta nacque per caso, quando Freeman cominciò a proiettare delle diapositive su un cartone bianco del formato di una copertina di long playing per studiare l’immagine giusta da scegliere. Il cartone si inclinò leggermente all’indietro e l’effetto “stirato” piacque tanto che si decise di stampare l’immagine nonostante l’evidente distorsione. Quasi a simulare l’effetto di un acid trip, la copertina offriva in definitiva un primo assaggio dell’”anima di gomma” che si celava dietro il gruppo, per sottolineare ulteriormente l’inizio della transizione verso quelle sonorità rock psichedeliche che sarebbe stata portata a compimento nei successivi album “Revolver” e “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band“, e per dare l’idea che i quattro musicisti producessero musica trovandosi in un’altra dimensione.

Sull’origine del titolo dell’LP (“anima di gomma”), esistono più versioni. Secondo alcune fonti, la frase “plastic soul” (da cui germogliò il nome del disco) era il commento di un cantante americano sui Rolling Stones riportato da Bob Freeman, l’artista che realizzò la fotografia stirata della copertina. La testimonianza di Paul McCartney è leggermente diversa: un suo amico americano, parlando di Mick Jagger, giudicò che il cantante britannico aveva un’”anima di plastica”. I nastri documentano l’espressione di Paul ripetuta in sala di registrazione durante le prove di “I’m Down“.
Il disco, come molti altri album del primo periodo dei Beatles, fu pubblicato in due diverse versioni in Europa e negli Stati Uniti. La versione statunitense, uscita sotto etichetta Capitol, conteneva 12 brani anziché 14; due di questi (“I’ve Just Seen” a “Face e It’s Only Love“) provenivano dalla seconda facciata del precedente “Help!“, i quattro brani mancanti (“Drive My Car“, “Nowhere Man“, “What Goes On” e “If I Needed Someone“) vennero successivamente inclusi nella raccolta “Yesterday and Today“, anch’essa destinata esclusivamente al mercato americano.

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