Bologna, il covid e il nuovo singolo, Vasco si racconta: La gente è come me

“Dobbiamo tenere duro”, in questo momento complicato a causa dell’emergenza sanitria. E’ l’auspicio di Vasco Rossi, che oggi a Bologna ha ricevuto il Nettuno d’Oro, ovvero “l’onorificenza più alta che il sindaco può assegnare a chi onora la città“.

Camicia a scacchi, cappello nero, occhiali scuri e mascherina sul volto, ha ringraziato per il premio il Primo cittadino Valerio Merola e la città di Bologna: “Grazie sindaco, grazie a tutti per avermi dato questa grande onorificenza- ha detto Vasco– Sono onorato e felice di riceverlo dalla città che mi ha accolto, nutrito, nell’anima e nello spirito, e nella quale sono cresciuto, in cui ho vissuto molte vite e che mi ha adottato. Sono arrivato a Bologna che avevo 16 anni, per diventare ragioniere e a scuola ho scoperto a mia vena artistica, grazie ad un prof e gruppo di amici con cui fatto gruppo di teatro. Ho vissuto periodo fermenti culturali. Poi sono arrivate le prime canzoni, le scrivevo per divertimento. Da lì il primo gruppo, organizzato con degli amici in una cantina e il primo concerto, in piazza Maggiore a Bologna. Da qui è partita la mia carriera, avevo già fatto due dischi, poi il primo concerto in piazza e la voglia di comunicare e conquistare il cuore della gente. Volevo arrivare al cuore della gente, commuovere, provocare, emozionare, consolare”. Ancora Vasco: “Scrivo per consolare me stesso, racconto i miei problemi, che pensavo fossero solo miei ma poi scopro che siamo molto simili. Chi si riconosce in mie canzoni ha dentro le mie stesse insofferenze, nervosismi e tensioni che ho io. Pensavo di parlare da solo invece accorto che tanta gente è come me. Questo mi ha confortato. Quando confidi un tuo problema e capisci anche l’atro ce l’ha, ti senti meno solo”.

Fresco il ricordo di quel concerto e il timore che quelli che erano presenti non avrebbero preso bene il suo concerto: “Era il 26 maggio 1979, ero in piazza di fronte alla Basilica. Feci il concerto, pensavo mi avrebbero tirato le lattine. Invece si sono messi seduti sulla scalinata senza dire niente. Eravamo più sul paco che giù dal palco. La piazza è sempre straordinaria, ci sono tornato per girare di nuovo il video della canzone”.

Questo è un anno difficile per la musica, per tutti i protagonisti, Vasco compreso “Ero abituato a viaggiare, a spostarmi. Questo covid, questa situazione mi ha all’inizio messo in crisi, mi sono sentito chiuso. Poi mi sono abituato, al periodo della chiusura totale, ho apprezzato tante cose che prima non notavo. La mia casa, la città. Ho imparato qualcosa da questa esperienza. Spero. Non pensavo di vedere una cosa del genere. Voglio vedere come va a finire, sono sicuro che il prossimo anno sarà quello della rinascita. La mia vita è fare concerti e scrivere canzoni. Mi sono sentito strano. Non ha senso per me vivere senza fare concerti, mi sono guardato intorno, ho letto, scritto. Fatto una vita calma. Mi sono un po’ spento, aspettando che passi questa situazione“.

Per quanto riguarda il ritorno sul palco, “aspetto di tornare a fare concerti, ammassarci, abbracciarci, senza più i problemi del virus. Il concerto è quello. Lo streaming? Senza il pubblico vero davanti…è molto diverso, non c’è confronto. È il contatto con pubblico che fa la differenza. Solo quando sono sul palco sono tranquillo e sereno. Nela vita poi torno a essere confuso come sempre”. Vasco ha poi ricordato che “il primo gennaio inizierà con la nuova canzone, dal titolo ‘Una canzone d’amore buttata via’. Sono fiducioso”. La canzone sarà anche la sigla del nuovo programma di Roberto Bolle.

In questo momento, ha detto ancora Vasco, “io tengo duro. Non è che sto bene. E vado avanti. L’unico concetto che si può dire. È momento difficilissimo. C’è poco da fare”. Escludendo, con una battuta, di entrare in politica (“Non sono candido, per cui non mi candido…”), ha ricordato anche le difficoltà dei lavoratori del mondo della musica, di quelli, come tecnici e operai, ma non solo, che stanno dietro le quinte ma che sono fondamentali nella realizzazione di un concerto. A causa dello stop imposto dall’emergenza sanitaria, parecchi non lavorano da mesi. Per loro “c’è un fondo di solidarietà che sostengo anche io- ha detto Vasco- Aiutiamo in questo modo quelli che lavorano, quelli che non si vedono mai, che non sono riconosciuti. Abbiamo fatto un fondo privato. Poi comunque ognuno di noi pensa ai propri, diamo protezione ai nostri. Il Governo dovrà fare le cose che fa per tutti gli altri lavoratori”.

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