‘Non è un disco per giovani’, il viaggio Anni 70 di Wasichu – RECENSIONE

Nell’era della sovraesposizione mediatica, necessario corollario di ego ipertrofici, un cantautore varesino (solo questo sappiamo di lui) dal riserbo di altri tempi, pubblica, con lo pseudonimo di Wasichu, l’album “Non è un disco per giovani”, su etichetta La Stanza Nascosta Records.

Niente foto patinate, niente sterili strombazzamenti pubblicitari. Solo (e scusate se è poco) un album scritto, cantato e suonato magistralmente, che viaggia con grande mestiere e innata capacità di emozionare su sonorità anni settanta, tra folk e rock blues, con incursioni country. Stupiscono i testi autentici ed immediati, stupisce il timbro caldo dell’artista, che sembra riecheggiare, qua e là, quello di Piero Marras. “Non è un disco per giovani” è un lavoro provocatoriamente controcorrente, percorso dalla nostalgia dei tempi d’oro della canzone d’autore italiana; un disco che l’incanto dei quei tempi sembra restituire, proiettandosi contemporaneamente nel futuro. Un disco per giovani, contrariamente a quanto professato nel titolo, e meno giovani.

Un disco per chiunque abbia voglia di prendersi del tempo e ascoltare, senza cedere allo switch compulsivo del momento. Nonostante la varietà delle tematiche non consenta di definire “Non è un disco per giovani”un concept-album ci sembra che la libertà sia il fulcro del lavoro; una libertà cercata con forza, per sfuggire, di volta in volta, alla prigione delle risposte preconfezionate, di un tempo anestetizzato, di un amore violento… Nel complesso un progetto coraggioso, genuino e senza velleità mainstream, al quale non manca anche una buona dose di ironia (si ascolti la divertente“Rappers”).

Traccia migliore: BuioBlues

RED

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