Artista geniale, leggenda senza tempo: 74 anni fa nasceva David Bowie

Un artista unico, completo come pochi altri al mondo, capace di trasformare in arte qualsiasi cosa, anche un evento tragico come poteva essere la sua morte, dopo una breve malattia. Come nel video di ‘Lazarus’, l‘ultimo singolo inciso da David Bowie, traccia del 25esimo album del Duca Bianco, Blackstar, e pubblicato il giorno del suo compleanno, 48 ore prima della sua morte, nel 2016. Con ‘Lazarus’, Bowie riesce a rendere un’opera d’arte anche un fatto drammatico come poteva essere la sua morte: nel video interpreta un uomo con gli occhi bendati, ‘sostituiti’ da un paio di bottoni, che giace sul letto di morte in una stanza piuttosto squallida. La canzone è una vera e propria riflessione sulle sue ultime ore di vita, lui che era malato da tempo di cancro (“…Guarda quassù, amico, sono in pericolo/ Non ho nient’altro da perdere (…) Sai, io sarò libero / Proprio come quell’uccello azzurro…”).

Vero nome David Robert Jones, Bowie era nato a Londra l’8 gennaio del 1947, ed è stato indubbiamente uno degli artisti più completi e influenti del ventesimo secolo: sono circa 150 milioni gli album venduti in vita da Bowie. Capace di reinventarsi, di esplorare nuove galassie (c’era tanta fantascienza nella sua musica), di anticipare tempi, costumi, musiche, dal suo genio sono nati tanti volti, tante sfumature, tanti personaggi a cui riusciva a ‘dar vita’, come Ziggy Stardust, Aladdin Sane, Major Tom, Halloween Jack, The Thin White Duke e Nathan Adler. Oggi, fosse materialmente ancora tra noi, festeggerebbe e soffierebbe, con i suoi milioni di fan sparsi in tutto il mondo, qualcuno pure su Marte, su 74 splendide candeline. Come moltissimi altri artisti, ad influenzarlo fin dall’età della ragione, la musica di Elvis Presley: “Quando ero molto piccolo vidi mia cugina ballare ‘Hound Dog’ di Elvis- ha ricordato una volta- e non l’avevo mai vista alzarsi e dimenarsi a quel modo per nessun’altra canzone. Il potere di quella musica mi colpì moltissimo”.

Il primo strumento fu un sassofono, ricevuto in regalo dalla mamma quando aveva appena 11 anni. Ma su di lui una grande influenza la ebbe il fratellastro Terry, nato da una precedente relazione della madre, affetto da schizofrenia paranoide e suicida. Terry “leggeva un sacco di scrittori beat e ascoltava jazzisti come John Coltrane e Eric Dolphy… mentre io frequentavo ancora la scuola, lui ogni sabato sera andava in centro a sentire il jazz in diversi locali… si faceva crescere i capelli e, a suo modo, era un ribelle… tutto questo ebbe una grande influenza su di me”. La scoperta del jazz, poi della musica di James Brown, Ray Charles e Jackie Wilson: tante piccole gocce nell’oceano dell’arte di Bowie. Il 10 gennaio del 2016, due giorni dopo l’uscita di ‘Blackstar’, un tumore se lo è portato via dopo una lotta dura e in gran segreto durata 18 mesi. Ma non si è portato via la sua arte, i suoi successi, quella che è stata la colonna sonora di milioni di persone, fan o semplici amanti della musica. Come con ‘Heroe’s o ‘Life on Mars?’, ‘Space Oddity’, ‘Fame’. E poi ‘Let’s Dance’ e ‘Under Pressure’, con i Queen di Freddie Mercury. Artista veramente a tutto tondo, Bowie si dedicò anche a pittura e cinema, che pure non erano tra le sue attività principali. Come attore ha lavorato con registi come Martin Scorsese, David Lynch e Christopher Nolan, e ha recitato in film come ‘L’uomo che cadde sulla Terra’, ‘Furyo’, ‘Miriam si sveglia a mezzanotte’, ‘Absolute Beginners’, ‘Labyrinth’, ‘Basquiat’ e ‘The Prestige’.

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