‘Abbiamo perso tutti’ è il nuovo EP di Stona – RECENSIONE

Stona, nome d’arte di Massimo Bertinieri, si definisce “un’artista in equilibrio fra la musica d’autore e l’easy listening del pop nostrano”. Effettivamente la sua musica affascina e sorprende al tempo stesso, non è un caso che il suo produttore Guido Guglielminetti, sia lo storico bassista e produttore di Francesco De Gregori. Il 17 febbraio è uscito il primo ep “Abbiamo perso tutti” dei due. Si tratta di un progetto discografico che contrappone quattro brani del primo disco, caratterizzati da testi e sonorità con un’anima più scura e cupa, a quelli del secondo (che s’intitolerà “Buona speranza” e uscirà a distanza di qualche mese) che si evolvono in una visione più positiva, quasi da sognatore, con suoni morbidi e caldi. “Abbiamo perso tutti se la musica si ferma” afferma nella canzone “Abbiamo perso tutti” dalle sonorità pop rock evidenziando una certa non curanza di una società che è svilita dalla sua stessa contemporaneità. “Se continuiamo a guardare solo nelle nostre tasche…capiremo che avremo perso tutti” . Parole forti, frasi che mettono in risalto una società scarna priva di valori sembra voler comunicare il testo della canzone, ma tuttavia il messaggio che vuole trasmettere è quello di non arrendersi. Una strana malinconia “condita” dalla speranza di “non abbassare la testa” come lui stesso canta rende il pezzo “vivo” oltre che incoraggiante. La canzone ha un bel ritmo, no è mai pesante e il ritornello “Abbiamo perso tutti” risulta orecchiabile.

Io sono Marco è una canzone che commuove, in cui si racconta una storia, “La” storia di Marco segnata dell’emarginazione. Qui parole in musica sanno trasmettere emozioni e sentimenti di amore.  Perfetta è la fusione tra la base, gli strumenti musicali e l’interpretazione del brano che risulta essere molto intimista.  Il brano evoca atmosfere cariche di pathos. Come cita nella canzone “Amore tu non sei sbagliato” chi ascolta non può restare indifferente alla storia di Marco e al dolore che una madre prova di fronte al problema del figlio. Nonostante si cerchi la normalità sia pur in un contesto così doloroso, si tende sempre a trasmettere un senso di colpa o di essere diversi nella vittima. A tratti il brano ricorda alcune canzoni di Amedeo Minghi e Miguel Bosè.

La strada di casa ha anche questa canzone, una melodia orecchiabile che rimanda ai brani di Lucio Dalla e Ron. Rime impeccabili, testo dal significato vero che ritrae gesti del vivere quotidiano. Finale della canzone a sorpresa. Anime perse ha un rimando forte allo stile di Fiorella Mannoia e Lucio Dalla. Un brano romantico, carico di emozioni, profondo. Un climax di parole si incastrano su un ritmo che incalza nella sua dolcezza. “E quello che rimane è un ricordo” come canta nel testo, rimanda proprio alla velocità con cui passa la vita. Il brano racconta il rapporto con la morte, la perdita di qualcuno di caro e al vuoto che lasciano nelle nostre vite. Di notevole importanza per la realizzazione del brano ricordiamo al piano Carlo Gaudiello e al violoncello Chiara Di Benedetto.

Nel complesso l’album trasmette molte emozioni e invita chi ascolta a interrogarsi su tematiche cruciali dell’esistenza dell’uomo. La vita, il durante e il dopo. Adatto ad un pubblico di persone che amano la vita e vogliono dargli valore  perché consapevoli che “Abbiamo perso tutti se smettiamo di ascoltare”.

di Faby

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