Dal jazz tradizionale alla sperimentazione negli inediti, The Jolly Shoes Sisters si raccontano

E’ in radio e su tutte le piattaforme digitali il travolgente swing and roll di “Like Aretha used to sing”, inedito targato “The Jolly Shoes Sisters”. Del brano, interamente scritto da Laura Fedele (e già premiato nel 2019 dalla Fondazione Estro Musicale, nell’ambito del concorso riservato agli inediti, sezione Jazz) è stata realizzata dal duo una nuova versione, accompagnata dal videoclip ufficiale, per la regia di Danilo Sbergia. Registrato in presa diretta a Il Cortile Studio da Massimo Caso e Amedeo Bianchi, con la partecipazione di Franco Cristaldi al basso, il brano è distribuito dall’etichetta La Stanza Nascosta Records del musicista e produttore Salvatore Papotto.

Special guest Enrico Rava, al flicorno.

Abbiamo incontrato Laura e Veronica, che per Danger of Music hanno ripercorso i momenti più emozionanti della loro carriera.

Com’è nata la collaborazione con Enrico Rava, che ha partecipato, al flicorno, alla registrazione del vostro singolo “Like Aretha used to sing”?

Laura-Ho conosciuto Enrico personalmente solo poco tempo fa, in occasione di un suo concerto tenuto qui a Milano (poco prima della chiusura dei locali), dove abbiamo avuto modo di scambiare due parole. Quando si è trattato di pensare ad un ospite che potesse intervenire nella realizzazione di Like Aretha, ho pensato subito a lui, anche perché volevo uno strumento a fiato; temevo però che lo stile del brano fosse troppo retrò per lui…E invece ho scoperto che ama moltissimo il jazz tradizionale; e anche che è davvero una persona dall’animo gentile, oltre che un grande artista.

Entrambe avete calcato importanti palchi nazionali e internazionali. Ci raccontate la vostra esibizione più emozionante?

Veronica – Fortunatamente ce ne sono state tante, di esibizioni emozionanti! Ne ricordo alcune in particolar modo per l’accoglienza calorosa del pubblico o per la inusualità della location…certamente non posso non emozionarmi quando ripenso ad una esibizione nell’ambito dello Shetlands Folk Festival, dove mi sono esibita con il mio trio blues.

Avevamo di fronte a noi un pubblico di amanti della musica tradizionale scoto-irlandese ed eravamo abbastanza preoccupati per come avrebbero reagito ad un repertorio così diverso.

Ci hanno sorpreso con un’ondata di entusiasmo e calore che non potrò mai scordare…una tra le esperienze più belle della mia vita, indubbiamente.

Laura-Difficile a dirsi, in tanti anni di attività le emozioni non sono mancate. Rimanendo in tempi più recenti, devo dire che la mia partecipazione a The Voice Senior 2020 è stata gratificante: sono riuscita a portare su Rai1, in prima serata, due brani entrambi da me reinterpretati e tutt’altro che “coverizzati”.

In pratica, ho portato me stessa, il mio mondo musicale, senza compromessi.

Una bella soddisfazione!

Veronica, lei proviene dal blues. Come si è accostata al canto jazz?

In realtà ho cominciato lo studio del canto perché volevo diventare una cantante jazz, come quelle che ero solita ascoltare da bambina, grazie ai dischi di mio padre. Il blues e il jazz sono due generi profondamente interconnessi… ho scoperto il blues poco dopo, e non mi ha più lasciata!

Se posso permettermi una piccola osservazione personale direi che non dovrebbero esistere cantanti jazz o blues, non puoi cantare jazz se non hai cantato il blues…per me questo e’ imprescindibile…

Nelle vostre riletture del canzoniere jazz degli anni Venti-Quaranta prevale il rigore filologico o la voglia di sperimentare soluzioni inedite?

Veronica: Amiamo la tradizione e la rispettiamo, la sperimentazione ha più senso nei nostri brani originali…

 

Laura: La nostra musica si ispira chiaramente alla tradizione, ma ritengo fondamentale che un artista porti anche qualcosa di sé in tutto quello che affronta. E, infatti, Like Aretha non è l’unico brano originale del nostro repertorio.

 

Laura, da docente cosa ne pensa dellapproccio ludico come metodologia didattica ed educativa?

Bisognerebbe approfondire meglio il significato di ludico…In ogni caso, penso che un buon docente debba saper coniugare rigore e creatività, disciplina ed estemporaneità; specialmente se si parla di Jazz, dove “il cambiamento” – l’improvvisazione- è sempre dietro l’angolo.

Veronica, i tre migliori artisti blues contemporanei?

Jerron Blind Boy Paxton, Jon Cleary e Rhiannon Giddens.

Red

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