‘OUVERTURE’ IL DISCO D’ESORDIO DELLA ROCK BAND ROMANA HOFMANN ORCHESTRA

‘Ouverture’ il nuovo disco della band romana Hofmann Orchestra è disponibile dal 21 aprile in digital download ed in streaming. Per il gruppo alternative rock si tratta del proprio esordio discografico prodotto dall’etichetta You Can’t Records. Il lavoro racconta la rinascita e la voglia di riprendere in mano la propria vita rivoluzionandone gli aspetti negativi. Tutto questo attraverso dieci tracce rock granitiche, acide e visionarie i cui ingredienti principali sono il rumore, l’uso di strumenti e suoni non convenzionali (sitar elettrificati o organi distorti attraverso amplificatori per chitarra), tempi dispari e una tagliente satira presente in ogni lirica grazie all’ausilio di ironia e autoironia. 

“Con questo disco- ha affermato la rock band- vogliamo sottrarci ai clichè della scena indipendente, divenuta negli anni sempre più conservatrice. Dieci canzoni rock, che miscelano punk, stoner, noise, ma anche ritmi tribali, e dalle strutture non sempre tradizionali, nelle quali ci sgoliamo fino a far uscire pure l’anima. Ouverture rappresenta- hanno concluso gli Hofman Orchestra- un nuovo inizio per noi tre e per la nostra stessa musica, che per ragioni personali avevamo messo da parte”.

Di seguito la tracklist di “Ouverture”

1. Ouverture

2. Mustang (cambiare car è una scelta di vita)

3. La mia vita o poco più

4. Via d’uscita

5. Desertica

6. Fuoco fatuo

7. Il mondo dei Bodhisattva

8. Tutti i nudi vengon al petting

9. Mortobotanico

10. Rivoluzioni in svendita

L’Album è stato anticipato dall’uscita del singolo numero otto della tracklist ‘Tutti i nudi vengon al petting’ disponibile dal 25 marzo e di cui è possibile trovare sulla piattaforma YouTube il video clip. (LINK: https://www.youtube.com/watch?v=Slmbut99lZU)

La particolarità del brano la si coglie già dalla scelta del  titolo, spiritoso e basato su un gioco di parole. “Che io non t’amo e allora perdi il controllo, così poi pensi sia meglio in tre, non c’è più nulla che ti tolga d’impaccio”. Un inno alla fedeltà e contro il tradimento. Chi ci prova verrà punito dal karma. Nell’epoca del sesso on demand non poteva mancare della tagliente ironia, espressa non solo dai versi, ma anche dall’ansioso susseguirsi delle variazioni di tema e dai cambi di ritmi frenetici che percorrono tutta la canzone.

Procedendo per ordine il brano di apertura porta il medesimo titolo dell’album ‘Ouverture’ ed è una lenta introduzione al lavoro, lenta ma fortemente espressiva, che evolve in un finale liberatorio e distorto. “Io saprei capire se ho di più di quello che darei ad ogni mia virtù, ma ora mi riconosco e mi distacco da ogni ombra”. L’inizio è tormentato, ma da questo momento in poi non ci si nasconde più e si comunica a fare sul serio. La secondo traccia è “Mustang” in cui i suoni restano ancora ferrosi e scuri, ma ora c’è voglia di muoversi, di divertirsi, di sudare sotto al palco. Un pezzo ispirato dalla spensieratezza “Smascellamenti coatti e muscolari, a tutto il resto non cedi mai, neanche all’acerrimo rivale, e  se non lo uccidi te lo puoi comprare”. Ad occupare il terzo posto troviamo “La mia vita o poco più” singolo grintoso e dal ritmo sostenuto. Descrive quei momento in cui si prende reale coscienza di sé e ci si sente forti e invulnerabili. “Così, io reagisco a tutte le crisi che hanno messo la mia vita in stasi, se non mi preoccupassi della mia impermanente fragilità”. La regola da seguire in questi 3 minuti è sgolarsi, fino a far fuoriuscire la propria anima. Poi c’è ‘Via d’uscita’ singolo numero quattro della tracklist. “Come un ubriaco, in rissa con uno sciame di mosche” questo passaggio rappresenta con fantasia il mood un po’ alienante e disturbante in cui ci trascina il pezzo. Sembra di rimanere persi nell’ombra, ma  alla fine del tunnel c’è un barlume di luce. Ancora ‘Desertica’ con i suoi scenari misteriosi e infiniti che stimolano l’immaginazione. L’atmosfera ricreata strizza l’occhio al mondo dello stoner, finché non culmina in una lunga coda di noise, spazzando via ogni segno di lucidità. ‘Fuoco fatuo’ ha un ritmo dispari che rende tutto sinistro e ipnotico, i suono sembrano offuscati. I vari strumenti si fanno piano piano sempre più vividi e all’apice del pezzo la sensazione è quella di ritrovarsi davanti un muro sonoro. L’energia accumulata poi infine svanisce, ma la melodia non si arrende e anzi rinasce. Il brano numero sette è ‘Il mondo dei Bodhisattva’ dove diventano protagoniste le calde frequenze del basso, accompagnate da una melodia delicata e naturale. Ci ricordano il valore dell’empatia, della felicità e della forza vitale. Il ‘Bodhisattvua’, nella filosofia buddhista, è colui che ricerca costantemente questi valori. I ‘mondi’ invece, sono gli stati dell’anima, quindi il pezzo è un viaggio attraverso i vari mondi o stati dell’anima come si dice in occidente. Nel finale gli strumenti scompaiono uno alla volta lasciando il posto alle armoniche di chitarra, come a rappresentare un percorso di maturazione e purificazione, eliminando maschere e sovrastrutture. ‘Mortobotanico’ è la penultima traccia e ascoltandola è possibile scorgere ritmi tribali, musiche indiane, cori che recitano dei mantra. Le piante, i boschi e le foreste stanno morendo, così come il giardino interiore di ogni persona. “Credo il dolore sia solo un’impressione dell’anima mia” squarcia l’aria mentre suoni vorticosi di sitar e una ritmica martellante avvolge l’atmosfera. Infine, cosi com’è iniziata, con un mantra di 4 versi, così finisce, quasi come a chiudere un cerchio. E il cerchio si chiude davvero con l’ultimo brano ‘Rivoluzioni in svendita’ una fine emblematica per l’Hofmann Orchestra. Le rivoluzioni hanno da sempre un costo, ma da quando si fanno sui social il prezzo si è abbassato come la loro efficacia. Il tutto ci viene raccontato con tono canzonatorio, ma disteso in uno dei brani più frizzanti, ma anche acidi dell’album. “Guardati almeno tu da quei giudizi che vorrei aver la voglia di cancellare … Salvati almeno tu da quei sogni che non so realizzare mostrati come sei e non pensare”.

Hofmann Orchestra è una band nata dall’incontro tra Alessandro La Rosa (batteria) e Giulio Cecchini (voce, polistrumentista). Accomunati dalla voglia di creare musica e curiosi di esplorare ed evolvere l’uno le influenze dell’altro, i due cominciano a lavorare e sperimentare assieme. Il risultato inizia ad essere stimolante ma è solo diversi mesi dopo, con l’ingresso di Stefano Taborri al basso, che il progetto prende la sua forma definitiva, adottando il nome Hofmann Orchestra (in omaggio allo scienziato Albert Hofmann). Il trio si chiude nuovamente nel proprio studio, o come amano definirlo, il loro ‘laboratorio sonoro’. Danno così alla luce il loro album d’esordio ‘Ouverture’, mixato all’Edac Studio da Davide Lasala con Andrea Fognini (Giorgieness, Nic Cester, Gorillaz, Dell’era), masterizzato da Giovanni Versari (Verdena, Afterhours, Muse, Bobo Rondelli) e disponibile dal 21 aprile 2021.

Di Serena Danese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *