Roger Waters torna a parlare dei Pink Floyd: Era un ambiente tossico

Un rapporto che storicamente non è mai decollato, ed è dire poco. Caratteri che non si sono mai presi, rapporti andati avanti per il bene della band, ma che a livello personale non hanno portato nulla di buono a nessuno. Con Richard Wright, allontanato ai tempi di The Wall e soprattutto di The Final Cut, l’unico disco dei Pink Floyd senza la musica del tastierista; con David Gilmour, in rotta di collisione, anche al giorno d’oggi, per una questione di leadership nei Pink Floyd.

Roger Waters torna a parlare dei rapporti con gli altri membri della band, soprattutto di Wright e Gilmour, senza mai citare Nick Mason. E lo ha fatto ai microfoni del podcast WTF, condotto dal comico statunitense Marc Maron. “Quello che è successo è che la band è diventata popolare”, ha detto spiegando che il suo principale contributo al rock ‘n’ roll riguarda l’aver scritto “alcune canzoni decenti”, cosa che “ho fatto quasi da solo a metà degli anni ’70”.

A proposito del suo addio ai Pink Floyd del 1985, ha detto: “Penso che sia stato davvero importante che me ne sia andato quando l’ho fatto”. E ancora: “Ero in un ambiente molto tossico. Beh, David e Rick cercavano sempre di trascinarmi giù. Cercavano sempre di buttarmi giù”. E poi “dicevano che ero stonato e che non capivo la musica”. Lo definivano, ha rivelato, “una noiosa figura di insegnante che ci dice cosa fare, ma non sa accordare la propria chitarra”. Questo perché, sostiene Waters, Gilmour e Wright “credo che si sentissero insignificanti”.

Comunque “negli anni in cui siamo stati insieme, non c’è dubbio che abbiamo fatto un ottimo lavoro”, ha ricordato. “Non abbiamo condiviso la visione ma abbiamo condiviso il lavoro”. Per quanto riguarda la sua figura, ha concluso, Waters, dicendo che “nel corso degli anni, mi sono reso conto che in realtà, ho un cervello musicale piuttosto sofisticato e che ottengo molte cose che altre persone non notano”.

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