John Bonham martello degli dei: 41 anni fa moriva l’anima dei Led Zeppelin

We come from the land of the ice and snow/ From the midnight sun where the hot springs flow/ The hammer of the gods…”. L’apertura di Immigran Song è una delle più famose della storia dei Led Zeppelin. La voce di Robert Plant mette i brividi fin dall’acuto iniziale. Uno dei ‘martelli degli dei’ è indubbiamente il più grande batterista di sempre. E non solo per via del sondaggio del Rolling Stone Magazine, che lo ha eletto “il migliore di tutti i tempi”. No. Ci sono le emozioni che è riuscito a dare, la passione, la grinta che ha messo nei capolavori dei Led Zeppelin.

E’ il 25 settembre del 1980 quando il 32enne John Bonham viene ritrovato senza vita da Benji LeFevre e John Paul Jones, soffocato dal suo stesso vomito. Artista influente come nessuno, ha stravolto le percussioni e il modo di concepire la batteria. In quel periodo i Led Zeppelin stavano progettando il ritorno sulla scena, si recò, più ubriaco del solito, nella villa di Page a Windsor per le prove, durante le quali continuò a bere. Essendo troppo alterato per continuare a suonare, venne trasportato in una stanza e lasciato là a dormire. Il resto è storia.Bonham aveva la capacità strepitosa di passare da un suono potente e aggressivo rendendo canzoni strepitosi in autentici capolavori senza tempo, come Dazed and Confused, Rock and Roll, Immigrant Song, Black Dog. Ma era in grado anche di dare un tocco raffinato e melodico, come in Since I’ve Been Loving You o The Lemon Song). E poi il groove nel brano Fool In The Rain, e senza dimenticare la mitica Moby Dick, dove Bonham esegue un assolo di batteria divenuto leggendario. Lo divenne al punto che nei live divenne un momento immancabile, fondamentale per la band.

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