4 e 46. Non è un’ora e neanche una combinazione di numeri vincenti. 4 e 46, sono numeri che fanno storia nel mondo della musica. Ancora oggi. 4 e 46, quattro giorni e quarantasei anni, per un mito che ritorna. 4 giorni di riprese, 46 anni di storia, forse neanche Adrian Maben lo avrebbe mai creduto: il suo ‘Live at Pompeii’ resta l’evento, quel primo documentario/film di un concerto (senza pubblico!) mai realizzato. In questi giorni, 46 anni fa, il regista scozzese, naturalizzato francese, riuscì a mettere in pratica quello che un giorno per caso gli era frullato per la testa: riprendere i Pink Floyd, al massimo del loro splendore (se mai ci fosse stato un minimo…), suonare pezzi incredibili in una location unica.
La scelta, Pompei, arrivò così per caso. Colpa (merito) di un passaporto smarrito. E’ estate quando il regista va in vacanza in Italia con la fidanzata e, nel tentativo di recuperare il suo passaporto che credeva aver smarrito durante una visita alle rovine di Pompei, tornò al crepuscolo nell’antico Anfiteatro Romano e lo considerò la location perfetta per i Pink Floyd ‘in azione’. Fu così, dopo il sì della band e della soprintendenza, che si decise per le riprese ad ottobre. Dovevano essere sei giorni di riprese, alla fine furono 4, dal 4 al 7 ottobre. Roger Waters insistettero per suonare dal vivo, cosa che comportò il trasporto in Italia, con dei camion, di tutta la loro attrezzatura da concerto, assieme a un impianto per la registrazione . Arrivati sul posto i tecnici capirono che non avrebbero potuto avere elettricità sufficiente.
E l’inconveniente fu risolto portando la corrente elettrica sul luogo direttamente dal Municipio locale, attraverso un lunghissimo cavo che percorreva le strade della cittadina campana. Per questo motivo i tempi effettivi di ripresa si ridussero a soli quattro giorni, dal 4 al 7 ottobre del 1971. La band eseguì dal vivo tre brani: la prima metà ed il finale di Echoes, One of These Days, e A Saucerful of Secrets; ciascun brano venne eseguito in sezioni separate, poi montate assieme. Maben ha rivelato che diverse bobine di pellicola andarono smarrite subito dopo le riprese: questo, fra l’altro, spiegherebbe perché il brano One of These Days include quasi esclusivamente inquadrature del batterista Nick Mason, il quale ha confermato la vicenda nella sua autobiografia del 2004. Proprio in One of These Days Mason perde una bacchetta durante un assolo alla batteria, ma il passaggio non viene tagliato perche’ abilmente ‘recuperato’ dallo stesso Mason. Altri brani finiti nel documentario saranno registrati in un secondo momento in studio, in preparazione dell’album Dark side of the Moon.
Durante le riprese del film, Maben e gli stessi Pink Floyd erano convinti di essere i soli all’interno dell’Anfiteatro per accorgersi poi, solo al termine del live, di essere stati “spiati” in silenzio da occhi indiscreti. Un gruppo di ragazzi di Pompei, infatti, era riuscito ad eludere i controlli e a guadagnare una posizione privilegiata riuscendo ad assistere al concerto. La fortuna degli appassionati.
Da qualche settimana è nei negozi il cofanetto (cd, dvd…) con il ‘Live at Pompeii’ di David Gilmour, le immagini dei concerti del chitarrista dei Pink Floyd del luglio del 2016.
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